Pagine di Consapevolezza
Cari lettori,
Nel mio percorso di vita, considero la consapevolezza un grande tesoro, poiché essa ci aiuta a difenderci dalla negatività, che sotto forma di pensieri o convinzioni, ci imprigiona in circoli viziosi che limitano la nostra crescita.
Per questo motivo, ho deciso di condividere con voi alcune delle mie riflessioni più profonde, con la speranza che almeno una possa risuonare con voi in modo speciale.
Buona lettura!
(1) Cos'è una lingua e cosa significa davvero impararla?
Una lingua non è solo un insieme di parole e grammatica, ma uno strumento mediante il quale esterniamo il nostro modo di percepire e di pensare. È l’impronta di una cultura, plasmata dal vissuto di quella popolazione, dagli avvenimenti che hanno forgiato i loro sentimenti e quindi la loro anima. Per anima intendo ciò che si scuote dentro di noi e ci fa sentire vivi, la nostra parte zampillante. Possiamo dire che ogni lingua è come un vestito progettato e realizzato direttamente addosso alla cultura da cui ha origine, che la rispecchia e possiede un’impronta unica e viva.
Questo è il motivo per cui imparare una lingua diversa dalla nostra significa acquisire una nuova personalità: Ogni lingua ha un proprio carattere, un’identità energetica plasmata nel corso del tempo. Di conseguenza, quando abbiamo davvero inglobato l’essenza di una lingua diversa dalla nostra, riusciamo a mostrare una personalità differente, le nostre espressioni facciali cambiano e possiamo persino parlare e agire in modo diverso di fronte alla stessa situazione in base alla lingua che adoperiamo, osservando le cose dallo stesso punto di vista generalmente tipico della popolazione a cui appartiene la lingua che parliamo in quel momento.
Molte persone affermano che “oltre alla lingua è importante apprendere anche la cultura”, il che è vero, ma spesso considerano queste cose come due elementi separati che si influenzano parzialmente, il che è poca cosa. La maggior parte delle volte lo dicono solo perché qualcun altro glielo ha detto, e perché mentalmente è una cosa che “fa senso”. Ben pochi di loro considerano il vero legame tra questi due elementi. La cosa più grave è che tra queste persone ci sono anche insegnanti di lingua, i quali non sono in grado di trasmettere qualcosa che non hanno compreso pienamente o almeno in modo sufficiente. (Per fortuna, con le dovute eccezioni).
Lingua e cultura sono intrinsecamente fuse tra loro, si compenetrano talmente che attraverso la lingua possiamo percepire la cultura, e attraverso la cultura possiamo comprendere la logica della lingua. Ogni lingua contiene una vibrazione, che può essere percepita e decodificata.
La reale differenza non risiede nel numero di lauree e certificazioni ottenute in ambito linguistico o psicologico, ma nell’aver iniziato un viaggio profondo dentro noi stessi, volto alla comprensione e alla liberazione della nostra anima, che è stata soffocata dagli schemi mentali: Un insieme di regole che seguiamo fedelmente ma che non abbiamo mai osservato realmente né messo in discussione. Tutto ciò che ci insegnano i genitori e i maestri diventa la nostra religione. Non importa molto la qualità degli insegnamenti, né la loro comprensione profonda, importa solo l’obbedienza e possibilmente anche la loro accettazione.
Liberare la nostra anima ci fa ritrovare la sensibilità, la capacità di percepire e vedere il mondo in modo più illuminato e profondo. Conoscere meglio noi stessi ci permette di comprendere meglio il resto del genere umano.
Potrebbe sembrare abbastanza strano o insolito parlare di tutto questo durante un corso di lingua, ma stiamo studiando un “LINGUAGGIO UMANO”. L’uomo fa parte della natura, come il peso fa parte del piombo. Tutto ciò che creiamo, soprattutto un linguaggio (che è espressione dei nostri sentimenti e pensieri) ha l’impronta della natura, esattamente come l’abbiamo anche noi, solo che a volte lo dimentichiamo.
Apprendere una lingua considerandola quasi come un ente dotato di una propria personalità, ci permetterà di coglierne a pieno il senso e l’impronta unica, di inglobarla e renderla una parte di noi. Studiare una lingua adottando un approccio meccanico, quasi matematico e pieno di schemi fissi, standardizzati e temporizzati renderà il tutto più pesante e infruttuoso. È necessario tuffarsi nel suo mondo e viverlo a pieno, seguendo le nostre emozioni e una guida non limitante. Guardarla solo e soltanto attraverso un libro o stare sempre aggrappati a qualcosa per paura di cadere ci renderà solo delle vittime.
Dopo aver capito questo, capiamo come l’apprendimento di una lingua sia molto più che un semplice percorso formativo, ma una vera avventura che può darci un’infinità di emozioni diverse.
Le emozioni sono ciò che maggiormente calza bene all’essere umano. La nostra capacità di provare emozioni è innata, e comunque, il genere umano non è l’unico a godere di questa capacità. Tuttavia, fatalità del caso, noi siamo gli unici a vivere le nostre emozioni come un problema anziché come una benedizione. Infatti, sin da bambini ci viene spesso insegnato a reprimere le nostre emozioni, a controllarle, a soffocarle, soprattutto man mano che cresciamo e che affrontiamo maggiori responsabilità, come per esempio gli esami e il lavoro. Tutto deve seguire lo schema imposto dalla società in cui viviamo.
La libertà ci rende veri, unici e originali, ma soprattutto, ci rende umani.
Considerare l’apprendimento di una lingua solo e soltanto come un argomento di studio è estremamente riduttivo e ci priva di tutto il bello che questa esperienza ha da offrirci. Apprendere una lingua significa apprendere arte e scienza miste a storia e psicologia. È un’esperienza intima e inestimabile, travolgente e magica nel vero senso del termine, grazie alla quale possiamo abbattere barriere dentro e fuori di noi e ampliare il nostro mondo. È qualcosa che ci forgia e ci consente di acquisire maggiore conoscenza e padronanza di noi stessi. La conoscenza di noi stessi è fonte di luce interiore che ci permette di cogliere le sfumature del mondo, è fonte di forza e sicurezza interiore.
La scuola certo può avere un ruolo molto importante, soprattutto se gli insegnanti sono persone illuminate, in quel caso faranno del loro meglio per aiutarci a cogliere il massimo, ma tanto dipende anche da noi e dal modo in cui decidiamo di approcciarci a questa avventura.
Non diventerai un super eroe dopo aver intrapreso questa esperienza, loro, così come sono, esistono solo nei fumetti. Ma se vivrai questa esperienza nel modo giusto, scoprirai una parte di te e del mondo che ti circonda, di cui prima eri all’oscuro.
Brandon - Luglio 2024
(2) Il vero compito di un insegnante
L'insegnante che mortifica o penalizza il suo alunno perché non riesce a fare qualcosa, non è degno di questo mestiere.
Il compito di un insegnante non è usare la verga per inculcare la disciplina, ma aiutare lo studente sincero a trovare la luce di ciò che egli stesso gli sta insegnando.
Brandon - Luglio 2024
(3) Non c'è nessun motivo di vergogna durante il processo di apprendimento
Nessuno di noi nasce sapendo fare le cose. Tutto ciò che fa parte della natura è in un continuo processo evolutivo, ogni essere ed elemento in base al proprio tempo, uomo compreso, o almeno così dovrebbe essere... In molte circostanze, sin da piccoli ci viene insegnato che dovremmo vergognarci quando non riusciamo a fare alcune cose, ma in realtà è solo una convinzione senza fondamento in cui tutti credono senza averla mai valutata davvero. L'uomo è in effetti l'unico essere che spesso fa eccezione a questa logica naturale, perché ha posto una divisione tra sé e la natura, identificandosi sempre di più attraverso un insieme di schemi mentali, molti dei quali non hanno niente di naturale (né di logicamente sano), e solo pochi altri sono sani. Da questo punto di vista ci troviamo in un processo di involuzione, perché pretendiamo (spesso inconsapevolmente) di non sentirci figli della terra, bensì figli di una società a cui dobbiamo obbedienza.
Da tutor di lingua, posso dire che tra le varie cose di cui ci sembra normale vergognarci, c'è il fatto di non essere in grado di parlare una nuova lingua che stiamo apprendendo. Questa credenza è abbastanza disfunzionale e crea effetti malsani dentro coloro che vi si assoggettano. Ogni abilità ha incontrato un processo evolutivo che l'ha forgiata mediante gli errori e la sperimentazione diretta, questo ci ha già dato dignità. Non c'è altro da dimostrare, bisogna solo continuare ad evolverci con forza e amore per noi stessi, riconoscendo il nostro ritmo naturale e magari trovando il modo più adatto a noi per apprendere, il che è fondamentale, sebbene spesso del tutto ignorato.
Brandon - Agosto 2024
(4) Accade molto spesso ma non ce ne rendiamo conto, lo facciamo persino a noi stessi.
Colpevolizza un embrione per non essere già un essere completo. Se potesse parlare ti direbbe che sei completamente fuori di testa.
Una nostra abilità in fase di sviluppo è forse diversa da un qualsiasi embrione?
Dai a te stesso il tempo necessario di crescere nell'apprendimento di ogni cosa!
Brandon - Agosto 2024
(5) Una grande verità
Non ho mai detto che imparare una nuova lingua sia una cosa semplice, ma ho sempre affermato che può essere un'esperienza davvero emozionante oppure un vero incubo, dipende da come decidiamo di viverla. Quando ci rendiamo conto di essere parte della natura e che tutti noi sia realmente interconnessi, e anzi, siamo tutti parte di un insieme (compresi animali e piante), e tutto questo mette radice nel nostro cuore, comprendiamo come le barriere sono delle cose secondarie, anche quelle linguistiche, perché tutti comunichiamo anche con una energia invisibile (quella magica intesa che puoi sentire con un caro amico o altre persone), questo tipo di comunicazione oltrepassa ogni cosa, perché è primordiale. Ma la nostra mente è troppo impegnata per accorgersi che c'è questo, e ci è stato insegnato ad avere paura di non saper fare le cose e ad autogiudicarci (così quando non c'è nessuno davanti a noi che può criticarci, c'è sempre un giudice interiore, quindi non siamo mai soli, siamo sempre sotto il mirino di un cecchino, che cosa stupida e cattiva). Se appoggiamo l'apprendimento di una lingua su questa consapevolezza e sul fiume del sentimento umano, inizieranno ad accadere cose che potremmo definire magiche, una parte che adesso ignoriamo inizierà a funzionare e ci aiuterà ad apprendere più velocemente e più profondamente.
Lo dico perché l'ho sperimentato personalmente.
Brandon - Settembre 2024
(6) Amare sé stessi: Un viaggio di guarigione e consapevolezza
Amare veramente noi stessi è il primo passo per stare meglio, perché finalmente la smettiamo di criticarci e di giudicarci come farebbe una persona dispotica. Questo ci darà già molta più energia. Tratta te stesso come tratteresti il tuo migliore amico oppure un bambino. Dentro te c'è un altro te stesso che spesso viene sgridato, critico, umiliato e a volte anche picchiato. Siamo noi stessi a farci questo, ma spesso non ci facciamo caso, poi però non capiamo perché ci sentiamo frustrati e depauperati di energia. Ma stare male a queste condizioni è una cosa assolutamente normale. Ama te stesso, fai tacere la mente condizionata che vede il male ovunque, fai pace con il tuo passato e comprendilo, affinché esso non inquini il tuo presente e non inibisca l'amore e la comprensione verso te stesso e verso gli altri. Prenditi cura ti te. Ti abbraccio forte!
Brandon - Settembre 2024
(7) La vera fonte delle nostre paure
Quando hai paura di qualcosa o qualcuno, un'esitazione o un senso di svalutazione, fermati e chiediti: "cos'è che ho dimenticato?"
è una domanda importante, perché nove volte su dieci, debolezze di questo tipo sono causate da eventi del passato che riguardano l'atteggiamento dei nostri genitori verso di noi ed il nostro rapporto con loro durante l'infanzia e/o l'adolescenza.
Non tutto ciò che i genitori fanno è per il nostro bene, nonostante spesso venga sostenuto il contrario.
I genitori sono persone esattamente come noi, con i loro punti di forza e di debolezza, e come tutti noi, hanno degli schemi mentali e delle paure che li fanno agire in modo disfunzionale. Non tutti i genitori sono davvero pronti ad essere genitori, ed esserlo mette loro ancora più pressione e paure. Spesso anche loro sono vittime delle loro circostanze, e non avendo fatto un profondo cammino interiore nella loro vita, non hanno capito come amare davvero loro stessi e quindi come amare nel modo giusto i loro figli.
Il bambino tende a dimenticare, condonare o ignorare i comportamenti dei genitori che lo fanno stare male, pur di mantenere un buon rapporto con loro. Così facendo si colpevolizza continuamente, pensando di essere un cattivo bambino, non degno di amore e approvazione, da parte di nessuno, e che dovrà quindi fare qualcosa per meritarli.
Dare ad un figlio le cure mediche, l'istruzione, cibo e oggetti di valore, non significa amarlo; questi sono i classici oneri di un genitore. Amare un figlio significa preoccuparsi principalmente del suo reale stato d'animo anziché del suo rendimento scolastico e del successo della sua carriera. Amare un figlio significa anche e soprattutto: accettarlo per quello che è, amarlo perché esiste, fargli capire in mille modi che è prezioso già solo per il semplice fatto di essere al mondo, significa scusarsi con lui quando sei nevrotico e scarichi su di lui la tua rabbia, fargli capire che non è colpa sua se mamma o papà sono un po' assenti ma è perché stanno passando un brutto periodo, significa fargli capire che è importante come una pianta del bosco.
In questo modo nessuno potrà mettere in dubbio il loro valore intrinseco, perché ne avranno piena coscienza.
Brandon, Febbraio 2025
(8) La realtà distorta - il mondo come la nostra famiglia
Il nostro modo di percepire la realtà dipende molto dal rapporto con i genitori, perché la loro considerazione di noi, fin dall'infanzia, plasma il nostro senso di valore personale.
Se ci hanno ascoltato, rispettato e apprezzato per come siamo, ci sentiremo degni d’amore e vedremo il mondo come un posto benevolo: le critiche o i comportamenti negativi degli altri non avranno gran peso.
Se, invece, ci hanno dato “amore” solo in cambio di risultati, obbedienza o aspetto fisico, assoceremo il nostro valore a questi elementi, e cercheremo di compiacere chiunque come facevamo con loro.
Se ci hanno trascurato o criticato nei momenti di bisogno, o abbandonato per inseguire altre mete (come la carriera e i soldi), penseremo che chiunque altro farà lo stesso. Per tanto, ogni volta che qualcuno non risponde al telefono o ci dice di essere occupato, lo interpreteremo come un rifiuto, perché crediamo di valere poco.
In altre parole, proiettiamo sugli altri lo stesso atteggiamento che avevamo verso i nostri genitori e costruiamo la nostra visione del mondo sulla base di come ci hanno fatto sentire.
Se l’ambiente attorno a noi è abbastanza tranquillo ma lo percepiamo ostile, è perché abbiamo rimosso i ricordi negativi della relazione con i nostri genitori. Infatti, per difenderci dal dolore, creiamo una separazione tra “genitore buono” e “genitore cattivo” , dimenticando di volta in volta la parte cattiva quando l’abuso – fisico o psicologico – finisce.
In oltre, se giustifichiamo i pochi ricordi negativi che ci restano dicendoci “Lo hanno fatto per il mio bene”, ribadiamo a noi stessi di meritare i maltrattamenti che riceviamo, il che è assurdo. Quando un bambino è pigro è perché è depresso, se non studia è perché ha la mente distratta da alcune difficoltà, se sta sempre davanti ai videogiochi è perché scappa da una realtà che lo fa star male; Invece di umiliarlo o punirlo, i genitori dovrebbero mettersi in discussione e chiedersi "cosa sto facendo a mio figlio per farlo stare così male? - devo andare da lui e chiederglielo".
Ma, purtroppo non è da tutti... Molti genitori si sentono dei semi-dei... hanno un'immagine da proteggere, anche a costo della salute mentale del figlio.
Se hai uno o più di questi sintomi, ma a prima occhiata pensi di aver avuto un'infanzia felice, fermati e rifletti, perché significa che hai rimosso molti eventi e situazioni che ti hanno fatto soffrire.
Il bambino tenta in tutti i modi di mantenere un buon rapporto con i genitori. Per lui è molto meglio pensare di essere "cattivo o sbagliato", perché ha sempre la possibilità di cambiare e farsi accettare, anziché sentirsi senza speranza prendendo atto di avere genitori che non lo amano abbastanza o non hanno idea di come fare.
La mente dei bambini rimuove efficacemente gli eventi negativi (spesso anche i più gravi), ma quel dolore rimane dentro di noi. Una volta che i ricordi svaniscono, i nostri genitori diventano ottimi o decenti, e a quel punto, l'unica spiegazione trovata dalla mente ragionante, è che il male che percepiamo viene dal mondo; ecco come il dolore del nostro passato infesta il presente come un fantasma. In misura diversa, è una cosa che a tutti noi.
Fino a quando non apriremo il nostro vaso di pandora, vivremo ogni giorno nel nostro passato, e non saremo in grado di sentire l'amore gratuito che le persone, e la natura stessa, hanno per noi.
Ti voglio bene. Un abbraccio forte!
Brandon, Febbraio 2025
(9) Il voto scolastico non definisce il tuo reale valore
Se prendi una valutazione media, non diventi più brutto; se ottieni il massimo dei voti, non diventi magicamente più bello o più importante. La verità è che nessuno ricorderà i tuoi voti — nemmeno tu. Agli estranei non importa granché, mentre chi ti vuole davvero bene si concentra su di te come persona, non sui tuoi risultati scolastici.
Chi ti vede per davvero, ti apprezza per ciò che sei, gode della tua compagnia e scambia energia con te. Al contrario, chi fa un’enorme questione dei tuoi voti (genitori, parenti, amici…) in realtà non ti sta vedendo a fondo — e spesso non è capace di vedere nemmeno il proprio valore. È ancorato a uno schema di “gradini sociali” a cui egli stesso si è sottomesso.
Ricorda anche che l’insegnante è una persona come te: ha una vita privata, insicurezze, momenti felici e momenti difficili. Piaccia o no, l’umore di una persona influenza ogni cosa che fa, compresa la valutazione altrui. Se un docente è di cattivo umore — magari ha litigato in famiglia, ha subito un furto o ha ricevuto una notizia triste — potrebbe, senza volerlo, riversare parte della sua tensione su di te, reagendo in modo brusco a un tuo piccolo errore o alla tua timidezza.
Al contrario, se è sereno oppure ha appena vissuto qualcosa di bello, potrebbe incoraggiarti anche se ti vede nervoso. (Ovviamente questi sono solo esempi e non esauriscono tutte le possibilità.)
In ogni caso, il risultato finale della valutazione può cambiare. È normale: siamo esseri umani, e ciò che viviamo ci condiziona. L’alternativa sarebbe affidare tutto a un’intelligenza artificiale, ma sul piano etico avremo modo di discuterne in futuro.
Ma allora non dobbiamo più studiare?
Naturalmente dobbiamo fare del nostro meglio: accrescere la cultura è importante perché ci apre nuovi orizzonti e ci aiuta a difenderci in vari ambiti della vita. Tuttavia, ricorda che i voti — per quanto possano essere equilibrati, alti o bassi — non misurano direttamente il tuo valore di persona, ma solo una tua singola prova in un determinato momento. Prova che, tra l’altro, spesso si può ripetere con esiti migliori.
Se un giorno diventerai un insegnante o qualcuno di influente, questo non ti trasformerà in un semi dio, rimarrai sempre te stesso: un essere umano in mezzo a molti altri. Se dovesse accadere il contrario, significa che non trovi il tuo vero valore, per tanto sei costretto a cercarlo mediante approvazioni e titoli esterni.
Brandon, Febbraio 2025
(10) Il falso ego, l’io che soffoca te stesso e fa star male chi ti circonda
Il falso ego è un “falso io”, “altro io” (dal latino “alter ego”) che agisce dentro di noi, con personalità e caratteristiche totalmente diverse dalla nostra vera natura. Lo abbiamo un po’ tutti, sebbene in misura variabile, e non lo sviluppiamo con malizia, ma per autodifesa: è un tentativo di essere accettati dai genitori, e di riflesso, dalla società.
Tuttavia, questa facciata artificiale soffoca il nostro vero io, lo intimidisce sempre più, e col tempo lo sottomette (se potessimo vederlo, sarebbe uno spettacolo piuttosto violento). Dentro di noi, ci sentiamo sempre più male, mentre i momenti di vuoto e di silenzio si allungano perché perdiamo la sensibilità… ciò che riusciamo a sentire è sempre più solo la nostra identità artificiale, fredda come il metallo, fragile come il vetro, ma all’apparenza solida come l’acciaio. Più ci sentiamo vuoti e messi da parte, più cercheremo di mostrare il contrario, sia agli altri che a noi stessi, assumendo atteggiamenti altezzosi o vanitosi e facendo appello alla nostra “carica sociale” per sentirci speciali e guardare gli altri dall’alto in basso.
È un fenomeno largamente esteso perché, in diversa misura, tutti noi abbiamo sentito il bisogno di piacere ai genitori, e anche i nostri genitori non sono stati del tutto esenti da questo. Non dobbiamo condannarci per aver sviluppato un falso ego, perché non significa essere cattivi, ma solo cercare di soffrire meno. Non meritiamo giudizio, bensì comprensione e aiuto. Se sentiamo il bisogno di giudicare noi stessi o gli altri, fermiamoci e chiediamoci: “cos’è che non ho capito?” e ricominciamo daccapo. Giudicare è rapido e semplice, ma ci limita e ci rende accusatori, la comprensione, invece, ci apre le porte alla consapevolezza e ci rende più forti di prima.
Come demolire il falso ego?
Serve molto coraggio e volontà, per tornare con la mente alla nostra infanzia, analizzare il comportamento dei nostri genitori e comprendere quante volte questo ci ha fatto stare male e perché. Così facendo smettiamo di considerare i genitori come “intoccabili” o “semi-dei” e li vediamo per ciò che sono davvero: persone sul nostro stesso piano. Da qui, anche il resto del “tempio” crolla: insegnanti, datori di lavoro, medici, amici, impiegati d’ufficio… capiamo che ognuno di loro è solo un nostro pari. Quando riconosciamo il nostro vero valore, ci sentiamo più saldi e in equilibrio, e possiamo mostrarci a noi stessi e agli altri con naturalezza e spontaneità. Diventeremo più sensibili, più umani, più liberi e più forti, perché la verità è incrollabile.
Abbiamo il dovere di prenderci cura di noi stessi, sia per la nostra stessa dignità, sia per non riversare il nostro malessere sugli altri. Questo discorso riguarda tutti, poiché tutti abbiamo un lavoro o un ruolo che implica relazioni interpersonali. Vale per chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Facciamo attenzione e impariamo ad amare noi stessi: solo così ameremo anche gli altri.
Brandon, Febbraio 2025
(11) La qualità del professionista - Riflesso di ciò che siamo dentro
Il motivo per cui spesso risulta difficile trovare professionisti e operatori validi in qualunque settore non dipende tanto dagli anni di studio, quanto dalla difficoltà di incontrare persone che abbiano conservato la propria anima. Questo vale davvero per tutti: dagli inservienti agli impiegati d’ufficio, fino a consulenti, insegnanti e medici di ogni ordine e grado. Dopotutto, si tratta di persone comuni, come te e me, che offrono un servizio la cui qualità dipende principalmente da tre fattori:
La consapevolezza interiore che hanno coltivato (l’amore, la profondità e l’onestà verso sé stessi)
L’esperienza pratica
La quantità e la qualità degli studi
La qualità dell’aiuto che riceviamo è quindi direttamente proporzionale alla qualità complessiva della persona che lo offre.
È normale che anche i professionisti possano commettere errori in buona fede, e questo non ne sminuisce il valore. Tuttavia, solo chi è davvero illuminato ha la forza di riconoscere i propri sbagli e di impegnarsi per rimediare. Altri, invece, restano intrappolati nel proprio falso ego, una maschera costruita dalla mente per difendersi da un senso di autosvalutazione ereditato dall’infanzia. Per tanto, nel disperato tentativo di sentirsi qualcuno, cercano conferme attraverso titoli e riconoscimenti socialmente accettati, spesso illudendosi di essere al di sopra degli altri — anche quando negano di farlo.
Qualche esempio?
L’irascibilità di un impiegato d’ufficio verso una persona non italiana che fatica a capirlo, che genera disagio per entrambi e paura nello straniero.
L’atteggiamento altezzoso o meschino di un insegnante nei confronti dei suoi studenti, che crea un’atmosfera tesa, scomoda e oppressiva, per nulla stimolante.
L’approccio disumano di un medico davanti a una condizione rara, cronica o difficile da diagnosticare, il quale manipola la situazione sminuendo o normalizzando i sintomi del paziente, insinuando dubbi sulla gravità o persino sull'effettiva esistenza del suo malessere: atteggiamenti definiti come “gaslighting” e "normalizing", due forme violenza psicologica potenzialmente pericolosa e spesso sottovalutata.
Episodi simili sono frequenti, purtroppo… Ma per fortuna esistono anche professionisti di cui possiamo fidarci, persone valide e illuminate che svolgono il proprio lavoro con dedizione, autenticità e libertà.
Di fronte a certi comportamenti, mantieni la calma e resta saldo nella tua posizione. Ricorda che queste persone cercano di apparire forti per mascherare la loro fragilità interiore. Sono intrappolate in un’identità artificiale nella quale hanno ormai riposto la loro importanza personale, valore effimero di cui non riescono più a fare a meno, perché temono di affrontare un vuoto che non è mai stato colmato; vivono ogni giorno come degli equilibristi su una corda… hanno bisogno di aiuto.
Comprendere la loro situazione, non significa giustificare il loro comportamento né il dolore che causano, ma permette di riconoscere che il vero problema è dentro di loro, non in te. Queste persone non hanno sufficiente lucidità per entrare in empatia con gli altri, non riescono a vedere neppure loro stessi.
La causa di tanta sofferenza nel mondo sta proprio nella mancanza di un affetto naturale, vera e propria pandemia che affligge il genere umano e si impossessa di cuore di coloro che non prendono posizione dentro sé stessi.
Per quanto non sia semplice, tutti noi dovremmo imparare ad amare il nostro bambino interiore, per migliorare la nostra condizione e trasmettere questo amore agli altri. È importante per tutti e assolutamente indispensabile per gli insegnanti (tutori delle coscienze del futuro) e per i medici (tutori della salute di oggi e di domani), categorie su cui spesso ricade una responsabilità maggiore rispetto alla media.
Dovremmo impegnarci, ciascuno nel suo piccolo, a fare la differenza, perché l’essere umano è anche capace di gesti straordinari, ma che sono riservati a chi sviluppa consapevolezza, il precursore dell’amore, fiamma di cui ogni essere vivente non può fare a meno per vivere a colori. Imparando ad amare noi stessi e a condividere questo amore con gli altri, potremo sperare in una vita migliore, per noi e per chi ci circonda. La vita è breve, dobbiamo cercare di viverla al meglio.
E tu, che tipo di professionista sarai un giorno? Dipende tutto dalla libertà che lasci alla luce che viene dalla tua anima.
Brandon, Febbraio 2025
(12) Desideri repressi
Reprimere il desiderio di vivere un’esperienza che non danneggerebbe né noi stessi né nessun'altro, significa privarsi di preziosa consapevolezza e soffocare una parte di noi assieme alla sua energia vitale, il che innesca un malessere sottile e costante, difficile da riconoscere che può letteralmente avvelenare le nostre giornate e compromettere la nostra salute generale. Ce ne rendiamo conto chiaramente quando, all’improvviso, ci si presenta l’occasione di appagare quel desiderio – talvolta davanti agli altri (spesso totalmente ignari), altre volte nel nostro intimo più profondo – e constatiamo che certi disturbi che ci affliggevano si attenuano o scompaiono del tutto. In quel momento ci sentiamo vivi, liberi come ogni altro animale.
Ma perché dovremmo soffocare un nostro desiderio?
Beh… la mente condizionata - che sviluppiamo durante l'infanzia e l'adolescenza - ci porta a giudicare e catalogare costantemente ogni azione come "giusta" o "sbagliata" per poi passare alle varie sottocategorie, il tutto seguendo un criterio indotto, che ha poco o nulla di personale. Pertanto sentiamo una marcata distanza tra noi e le azioni "nuove", "insolite" o "tabù sociali", che spesso tendiamo ad identificare come "sbagliate" o "negative". Questo genera un alto numero di errori di percezione, che ci portano a sviluppare una certa resistenza mentale verso tali azioni, resistenza che sovente si mostra contraddittoria, perché contraria al desiderio del nostro istinto puro.
Se sei sensibile al giudizio altrui è perché ti sei sentito giudicato dai tuoi genitori, direttamente o indirettamente. Questo ha dato vita a un giudice interiore, un falso maestro spietato, che ti fa sentire costantemente inadeguato e imperfetto, reo di non essere una persona "top" secondo i canoni (cioè secondo i genitori).
Se guardi nel tuo passato col forte desiderio di ritrovare il tuo vero io, comincerai ad accorgerti dei condizionamenti che ti sono stati instillati, in assoluta buona fede o per pochezza d'amore, dai tuoi genitori. Ti accorgerai dei loro errori di valutazione nei tuoi confronti (e nei loro stessi confronti); una volta scoperto ciò, crollerà gradualmente tutto il resto delle autorità - insegnanti, datori di lavoro e simili - perché avrai ritrovato la tua identità incontaminata, che in quanto vera, è incrollabile.
Soffermati su quei pensieri che ti impediscono di agire e chiediti "Questa voce è veramente mia, o di qualcun altro?"
Brandon, Febbraio 2025
(13) L'animale "uomo"
Gli uomini sono spesso convinti di essere diversi dagli animali, ma questa è solo una distorsione di una mente condizionata, incline a sentirsi migliore di qualsiasi altra specie e persino a competere con i propri simili. In realtà, l’uomo è anch’esso un animale, una delle tante specie che popolano la Terra, ognuna dotata di caratteristiche uniche: il cane con il suo olfatto “quantistico”, i gechi in grado di aderire a superfici lisce, alcune formiche capaci di comunicare chimicamente, insetti e anfibi bioluminescenti, fino alla transdifferenziazione e all’ermafroditismo sequenziale di certe creature. Sebbene l’uomo abbia sviluppato un linguaggio complesso e un’intelligenza versatile, non è affatto “superiore”: anzi, è l’unica specie ad aver perso gran parte della propria spontaneità, condizionato da un secondo “io” che lo spinge a giudicare sé stesso e gli altri in base a criteri sociali. Questo senso di primato nasce da un bias cognitivo che ignora come tutte le forme di vita condividano la medesima origine evolutiva e funzioni biologiche di base. Ogni specie, infatti, ha abilità specifiche per il proprio ambiente, e non esiste un criterio oggettivo che stabilisca chi sia “migliore”. Misurare la grandezza soltanto in base a linguaggio o ragionamento significa trascurare la biodiversità e l’equilibrio naturali. L’uomo non è un’entità eletta, ma un animale con una coscienza articolata, spesso frenato da presunte idee di superiorità che di fatto lo allontanano dall’armonia con il resto del vivente.